Il Test di Corah e i dubbi sulla versione italiana

Il Prof. Norman Corah (1933/2001) dedicò la sua vita allo studio dei problemi di ansia nei pazienti odontoiatrici giungendo a formulare un test psicologico negli anni ’70, revisionato alla fine degli anni ’90, denominato Test di CorahDAS (Dental Anxiety Scale).

Un test molto semplice composto da 4 domande poste in modo chiaro e diretto, nella versione originale. In questi giorni ci siamo imbattuti nella versione italiana che, a nostro parere, viene totalmente spogliata del significato con una traduzione, o meglio, un interpretazione arbitraria che poco riflette le intenzioni dell’intervistatore. Ma andiamo per gradi:

  1. Il test è confidenziale per cui l’utilizzo del “Lei”, che rappresenta un certo distacco, è inappropriato (speriamo sia solo una questione di forma).
  2. Il test in questione ha l’obiettivo di coinvolgere l’intervistato portando in coscienza tutte le sue paure, qualora ne abbia, attraverso domande dirette ponendo, come nella versione originale, un limite temporale “impellente” e un linguaggio che faccia rivivere le esperienze pregresse.
  3. I risultati sono direttamente proporzionali al grado di coinvolgimento.

Detto questo, appare scontato anche agli occhi del meno esperto che fare una domanda  tipo “Se Lei dovesse andare dal dentista, come si sentirebbe il giorno precedente?”, sortirebbe un effetto lieve poiché l’intervistato è poco coinvolto, sarebbe come dire “se Le capitasse di andare dal dentista, come si sentirebbe il giorno prima?… Sembra debole soprattutto perché chi ha paura tende, come meccanismo mentale, a scegliere l’opzione meno coinvolgente. Se invece poniamo la domanda, quella principale poi, in termini quali “Se domani dovessi andare dal dentista, come ti sentiresti? (contatto confidenziale), dove l’avverbio “domani” crea un forte impatto emotivo dovuto all’immediatezza dell’impegno,  sicuramente otterremo l’effetto pieno. Nella traduzione omettiamo la parola “check-up” o controllo, della versione originale, poiché potrebbe essere inteso come una semplice visita che non implica interventi pre-stabiliti, quindi rappresenterebbe una via di fuga a domanda precisa.

Anche la seconda domanda omette parole fondamentali che proiettano l’intervistato nella sala d’attesa evocando immediatamente la situazione e lo stato emozionale. Infatti, se la domanda della versione italiana recita “Durante la permanenza in sala d’attesa, come si sente?”, quella originale pone l’intervistato direttamente in quel luogo, chiedendo ” Mentre stai aspettando il tuo turno in sala d’attesa, come ti senti?”… é evidente la differenza e il grado di coinvolgimento.

Anche la terza domanda viene posta, nella versione italiana, con poco coinvolgimento che implica un certo distacco dell’intervistato soprattutto iniziando la frase con “quando”, al contrario della versione originale che inizia con “mentre” (seguendo un interpretazione logica della costruzione inglese della frase) cioè riproduce lo svolgimento di un azione e quindi riporta alla mente quel momento con conseguente presa di coscienza, richiamando così una risposta corrispondente alle reali emozioni.

Infine, anche la quarta domanda della versione italiana, come le altre, sorvola la versione originale con gli stessi effetti delle prime tre: Ha poca presa sull’intervistato. Dire “Lei si trova sistemato…” è diverso dal dire “immagina di stare…”, e diventa inutile addirittura la spiegazione, a buon intenditor…

In conclusione, vorremmo portare all’attenzione dei professionisti un difetto di approccio del test nella versione italiana che può essere migliorato al fine di avere un risultato più vicino alla realtà partendo da un punto di vista psicologico-linguistico che necessariamente, se non obbligatoriamente, deve trovare applicazione in un documento scientifico.

Alleghiamo la nostra versione del test di Corah in formato Word per chi, essendo d’accordo con noi, volesse sperimentarlo sui propri pazienti anche come semplice “operazione” di marketing relazionale…

TEST DI CORAH

il comfort del paziente

Informazioni su ilcomfortdelpaziente

La nostra azienda è la prima in Italia ad occuparsi del "comfort del paziente" in odontoiatria attraverso la realtà virtuale. Decine di ricerche scientifiche nel mondo hanno dimostrato come la realtà virtuale sia benefica per tutti i pazienti su temi delicati come dolore, ansia e noia. Definito come "analgesico non-farmacologico" il nostro dispositivo si implementa perfettamente nel settore garantendo agli operatori una praticità e facilità d'uso fino ad ora sconosciuti. Anche il paziente può assolvere il controllo psicologico della seduta, fondamentale per quelli tesi/ansiosi ma soprattutto per i bambini per i quali consigliamo un utilizzo regolare anche per sedute brevissime in virtù di un accoglienza nell'ambiente operatorio che abbia l'importante funzione nel minimizzare l'aspetto traumatico. La grande soddisfazione dei nostri clienti e dei loro pazienti ci danno la necessaria fiducia ed energia nel combattere una mentalità poco orientata al rispetto delle problematiche personali che, di fatto, allontanano la gente dalla ricerca delle cure odontoiatriche. Siamo convinti che i tempi siano maturi affinché possa avvenire un inversione di tendenza attraverso la presa di coscienza da parte degli odontoiatri che oramai il tema trattato è ineludibile.

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